Considerazioni osteopatiche nelle plagiocefalie posteriori posizionali di Cristian Ciranna Raab

Considerazioni osteopatiche nelle plagiocefalie posteriori posizionali

Approccio manuale osteopatico al cranio

Parte importante ed integrante dell’osteopatia è da sempre l’approccio manuale al cranio. Seppur discusso e criticato per la mancanza di studi scientifici che ne dimostrino l’efficacia, fa parte del bagaglio tecnico e culturale di ogni osteopata.

Il trattamento delle suture, se considerate come qualsiasi altra articolazione corporea, ha probabilmente senso soprattutto nei primi mesi di vita, prima che si chiudano del tutto lasciando poco margine per poter cambiare l’aspetto e le meccaniche o forze di crescita, anche se va sempre sottolineato che solo in età adulta il cranio raggiungerá la completa maturazione. Le ossa del cranio e le suture nei primi sei mesi di vita hanno ancora una qualità quasi cartilaginea, morbida ed adattabile. Pertanto, è consigliabile iniziare il trattamento in caso di plagiocefalie posizionali posteriori il prima possibile.

Molto probabilmente le tecniche craniali non portano ad un grosso cambiamento a livello della forma del cranio, ma vanno fatte diverse considerazioni in base alla gravità della deformità e non sono da considerarsi l’unico strumento tecnico utilizzabile da un osteopata.

le Plagiocefalie posteriori posizionali

Nella nostra esperienza clinica, si ottengono buoni risultati nelle plagiocefalie posteriori posizionale che secondo la scala di Argenta vengono considerate casi lievi fino a moderati (gradi I-III)1. Nei casi severi (gradi IV-V) un intervento modellante come l’utilizzo di un caschetto è indubbiamente la scelta terapeutica più giusta2, ovviamente associato a fisioterapia e/o terapia manuale e qualora la deformità venga approcciata in età avanzata (ad esempio dopo i sei mesi). Va sottolineato che associare una terapia manuale alla quella ortottica porta benefici, in quanto si velocizzano notevolmente i tempi di recupero e di miglioramento3.

Conseguenze della deformità

La deformità porta ad altre conseguenze, osservabili e trattabili che vanno valutate e affrontate terapeuticamente sempre insieme, senza concentrarsi mai su una sola regione anatomica o sulla struttura stessa interessata.

Ad esempio, molto spesso ad una plagiocefalia posizionale posteriore è associato un torcicollo miogeno non congenito o viceversa4. Anche questo porterà a delle alterazioni biomeccaniche che potranno interessare il cingolo scapolare, il movimento delle braccia ed in alcuni casi la respirazione toracica, oltre al movimento del capo stesso e del rachide, fino al bacino e le anche. Va ricordato che da un punto di vista biomeccanico le articolazioni ancora in questa età hanno poche possibilità di adattamento.

Proprio nei casi più comuni unilaterali, spesso è osservabile un adattamento scoliotico a livello vertebrale. In osteopatia viene semplicemente chiamata “scoliosi neonatale” (a forma di C) ed è evidente perché i bambini hanno una postura a “forma di banana” se osservati in posizione supina, le anche non riescono ad estendersi simmetricamente e spesso i riflessi neonatali, seppur presenti non sono perfettamente simmetrici oltre ad avere una relazione asimmetrica tra bacino e lombare.

L’osteopata approccia tutti questi elementi in fase di valutazione, per comprendere non solo la deformità a livello cranico, ma anche le possibili conseguenze o adattamenti sul resto del corpo ed interverrà a livello articolatorio o dei tessuti molli proprio per creare una buona base scheletrica e funzionale.

Molto spesso i bambini con una PPP unilaterale hanno difficoltà a girare il capo da una parte o l’altra5.

La rotazione del capo è importante per un corretto sviluppo visivo, uditivo e neurologico. Equilibrare tutti i distretti che possibilmente sono stati coinvolti permetterà al bambino, che cresce e si sviluppa nel suo insieme, di ritrovare più in fretta più libertà di movimento e di supportare da solo lo sviluppo muscolo-scheletrico simmetrico.

Va aggiunto che molto spesso sono i genitori ad essere più preoccupati degli operatori sanitari che si occupano di questi casi. Il processo di rimodellamento, anche se trattato, è sempre lungo e questo va spiegato da subito. Il cranio cresce e si modellerà in maniera importante nei primi 24 mesi di vita, non nel giro di qualche settimana o dopo qualche seduta dall’osteopata. Tranquillizzare i parenti e spiegare loro il fisiologico decorso di questa deformità anatomica fa ovviamente parte della terapia. Serve un’azione congiunta preventiva, fatta primariamente sui genitori dal personale sanitario neonatale6.

Inoltre, va sottolineata l’importanza della collaborazione del pediatra, dello specialista (neurochirurgo, chirurgo maxillo-facciale  in caso di dubbi sulla natura della plagiocefalia) e del fisioterapista, che nei casi più gravi diventa fondamentale per creare un piano riabilitativo individuale assieme all’osteopata ed ai genitori/parenti. Quest’ultimi dovranno sempre essere coinvolti nella “riabilitazione” e spesso sia i fisioterapisti sia gli osteopati fanno vedere semplici procedure che possono essere riprodotte a casa e che saranno fondamentali per velocizzare la terapia7,8.

Cristian Ciranna-Raab

OSTEOPATA

 MSc.,BSc.,D.O.,DPO, Dipl-GDK/CDS(CH)

 

1. Argenta LC, Clinical Classification of positional plagiocephaly, J. Craniofac Surg. 2004;15:368-72.
2. Ho JP, et al., Use of external orthotic helmet therapy inpositional plagiocephaly. J Clin Neurosci. 2016;29:46-51.
3. Cabrera-Martos I, et al. Effects of manual therapy on treatment duration and motor development in infants with severenonsynostotic    . plagiocephaly: a randomised controlled pilot study. Childs Nerv Syst. 2016;32(11):2211-7.
4. Leung A, et al., Positional plagiocephalyis associated with sternocleidomastoid muscle activation in healthy term infants. Childs Nerv Syst. 2017;33(4):617-24.
5. Murgia M, et al., Assessing the Cervical Range of Motion in Infants WithPositional Plagiocephaly. J Craniofac Surg. 2016 Jun;27(4):1060-6. Lennartsson F, et al., Teaching Parents How to Prevent Acquired Cranial Asymmetry in Infants. J Pediatr Nurs. 2016;31(4).                                                                                                                  7. Ciranna Raab C, in Villani & Meraviglia (Eds), Positional Plagiocephaly, Springer International, 2014.                                                                                                                      8. Lessard S, et al, Exploring the impact of osteopathic treatment on cranial asymmetries associated with nonsynostotic plagiocephaly in infants, Complement Ther Clin Pract. 2011 Nov;17(4):193-8. Epub 2011 Mar 5.